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DORA PALUMBO

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Sani, Masini, Mazzoni: una colata di cemento sugli spazi sociali

Con l’approvazione della delibera sulle ex aree militari questa giunta ha firmato il suo lascito alla città: lo svuotamento di ogni spazio di socialità dal basso per fare spazio a cemento, speculazione e centri commerciali. Di certo non è una novità, ma la miopia di questa scelta politica è particolarmente grave se inserita all’interno del contesto pandemico, in cui le conseguenze urbanistiche e sociali della pandemia devono ancora dispiegarsi completamente. La scelta di continuare a costruire senza alcuna riflessione su come le necessità della città e della cittadinanza potrebbero essersi modificate è l’ennesima conferma di quanto sia forte la vocazione al cemento del PD. Una ricetta che evidentemente non è destinata a modificarsi in vista di una nuova giunta Lepore, le cui sostenitrici e sostenitori hanno votato per l’approvazione della delibera nonostante nella campagna per le primarie avesse fatto delle ex aree militari uno dei suoi cavalli di battaglia.

Anche le “prove di alleanza” di cui leggiamo sui giornali in riferimento all’ordine del giorno presentato da Coalizione civica e firmato da M5S e Amelia Frascaroli, di fatto, sembrano dei tentativi di cambio di rotta troppo deboli per portare a una reale modifica di questo modello politico, se non aggiungendovi una spruzzata di contraddittorio. Per questa ragione la consigliera comunale Dora Palumbo del gruppo misto, ora candidata con Sinistra Unita per Bologna, ha deciso di non votare l’odg presentato da Coalizione Civica: di fatto, si tratta di un odg troppo debole e che non porta a nulla, come dimostra anche il fatto che “chiede” ma non “impegna” la giunta. Proprio per costruire un’opposizione concreta e propositiva alla delibera, Palumbo aveva chiesto che la discussione in Consiglio comunale fosse rimandata – anche considerando che era stata presentata in commissione consiliare il 7 luglio e che l’accesso alla documentazione era stato accordato a consigliere e consiglieri la mattinata stessa. Una richiesta che, anche visto lo scarso supporto delle altre parti dell’opposizione, non è stata accolta.

La caserma Masini – rimasta inutilizzata dopo lo sgombero di Làbas e simbolicamente riaperta dagli attivisti e dalle attiviste – non sarà restituita alla cittadinanza. Si trasformerà invece in un edificio con appartamenti privati. C’è poi l’ex caserma Mazzoni, un progetto che inizialmente prevedeva l’abbattimento di 350 alberi e la costruzione di palazzi di 8 piani per un totale di 195 appartamenti, parcheggi e un centro commerciale. Grazie all’impegno delle cittadine e dei cittadini si è riuscito a strappare qualcosa all’amministrazione, tra cui una riduzione degli appartamenti previsti (140), la salvaguardia di una parte degli alberi e soprattutto l’eliminazione dal progetto del centro commerciale. Va detto che ormai viene il dubbio che un centro commerciale venga sempre previsto, che non si sa mai che venga approvato e altrimenti costituisce il jolly da giocarsi per rendere i progetti di cementificazione più accettabili.

Infine, c’è l’ex caserma Sani. Un altro spazio che era stato riaperto da Xm24 e che per qualche mese è stato luogo di socialità e cultura dal basso. Un’altra occupazione che è stata, peraltro, il frutto del mancato rispetto degli accordi presi dall’amministrazione con Xm24 stesso in seguito allo sgombero dell’ex mercato di Via Fioravanti. Anche l’ex caserma Sani fa parte della lunga lista di spazi sgomberati da questa giunta e poi rimasti vuoti. Spazi che non verranno restituiti alla città, ma consegnati al cemento. Si tratta di un’area ancora più estesa (105.540 metri quadri) che si trova tra via Ferrarese e via Stalingrado, due strade che di per sé sono già due importanti sorgenti di emissioni atmosferiche per quelle aree perché caratterizzate da traffico sostenuto, con aggravio ulteriore nei periodi di fiera. Anche qui nascerà un grande quartiere, come ha annunciato la vicesindaca in un’intervista della settimana scorsa.

Sia per la nascita del nuovo quartiere al posto dell’ex caserma Sani che per quello che dovrebbe nascere al posto della caserma Mazzoni sono previsti impatti ambientali importanti a causa del nuovo carico urbanistico, che genera un aumento degli spostamenti e che porterà ad un incremento delle emissioni in atmosfera.

È il ritratto di un’amministrazione che svuota la città di spazi sociali e dal basso per poi riempirla di cemento. La giusta conclusione di un mandato votato agli sgomberi e al cemento, l’amministrazione che ci ha introdotto alle “ruspe democratiche” e alla moltiplicazione di supermercati e centri commerciali come motori di “riqualificazione”.

A questo modello noi vogliamo opporne un altro, radicalmente diverso e realmente dal basso. Ad una città senza spazi sociali e piena di case vuote, centri commerciali e parcheggi, noi vogliamo contrapporre un’idea di Bologna in cui gli spazi sociali – vera ricchezza di questa città – tornino a moltiplicarsi. Una Bologna in cui la cementificazione venga fermata e arginata e non celebrata come fonte di progresso e ricchezza (un modello peraltro evidentemente fallimentare, basti pensare a Fico, alla trilogia Navile e allo Student Hotel). Una città veramente interessata alla salvaguardia del verde e alla qualità dell’aria, che non si limiti a piantare qualche albero a margine di grandi speculazioni ma che davvero riconosca il valore delle aree verdi, come i Prati di Caprara. Una città che promuova la nascita e la moltiplicazione di spazi e realtà dedite al commercio alternativo e riconosca quelle già esistenti, come Campi Aperti, invece di investire nella moltiplicazione di centri commerciali e supermercati.